Uno spettro si aggira in questo disco: è quello del volere strafare, del voler dimostrare subito la propria capacità. E' pressochè l'unico difetto di "Fiori su Marte" dei Lomè, una delle grandi sorprese di fine 2004. Se poi pensiamo che il 90% dei debut-album è viziato da questo neo possiamo sgombrare il campo e concentrarci sul disco.
Un gran bel disco senza dubbio, per un gruppo che fa centro al primo colpo anche se necessita di ulteriori rifiniture, di accorgimenti, di un miglior lavoro di cesellatura.
I Lomè spaziano in un campo piuttosto ristretto, è difficile anche definire la loro proposta. Fissiamo qualche punto. Sono un quartetto jazz: voce (Riccardo Ruggeri), pianoforte (Andrea Manzoni), contrabbasso (Luca Bertinaria), batteria (Andrea Beccaro). Ruggeri è una gran voce, una delle migliori ascoltate negli ultimi anni: espressiva, virtuosa, inventiva. Con Beccaro e le Lavatrici Rosse ha vinto l'edizione 2004 del Premio omaggio a Demetrio Stratos. Incidono per L'Eubage, casa discografica che produce classica e jazz. Qualcosa comincia a intravedersi.
"Fiori su Marte" è un disco difficile. Sembra strano per un album di "canzoni", eppure necessita di molti ascolti, attenti. Il quartetto lo sa bene, tanto da stupire subito, in apertura, con "Non è niente": il piano elettrizzato contagia l'ascoltatore, i vocalizzi obliqui di Ruggeri sono perfetti sul testo così originali, che un vocalist del genere si permetta anche di sussurrare non è da tutti. Sentitelo anche in francese ("La pierre"), tra acuti, ruggiti e vocalese.
E' un incontro tra jazz, canzone d'autore, rock acustico; Coltrane e Tyner sotto braccio a Tenco e Quintorigo, il Fariselli Project che suona con Paolo Conte e PGR. Eppure è un quartetto jazz ad elaborare la materia sonora in modo così eccentrico, non c'è una spina attaccata, unplugged creativo e melodie che affiorano zingaresche e bohemien. Date anche un'occhiata agli ascolti preferiti dei singoli membri sul sito web...
Canzone-teatro-poesia in "Blubù" e "Via da Roma", pop-jazz elegante e ombroso in "Buster", umori sudamericani in "Fine di due", roba fine, da Premio Tenco, anche la spedita "Soprammondi".
Non siamo profeti d'elitarismo ma senza dubbio non è un suono per tutti - anche per le scelte testuali complesse, spesso surreali, visionarie; una scelta non "popular" che trova qualche accesso in più nella title-track, nella dolce strumentale "Guests of the nation"; tra le pieghe melodiche di "Alle spalle" e la conclusiva "Neve" c'è anche spazio per qualche sperimentazione che stuzzicherà i fans del progressivo.
Un gruppo nuovo per una miscela molto personale, una scrittura consapevole, una cifra stilistica a sè, soprattutto grazie al canto di Ruggeri. Un disco di notevole qualità, concepito con professionalità. "Ascolta la nuova musica italiana": cari Lomè, accettiamo con piacere.