I Lomè sono un quartetto di musicisti estremamente competenti che propone una formula lirico-musicale estremamente originale e ben prodotta, testimoniata da questo loro Fiori su marte, che li innalza, in quanto ad “artisticità” innegabile, ad un livello superiore rispetto alla media delle produzioni o autoproduzioni italiane. La loro musica è frutto della fusione di diverse componenti che, pur potendo essere riscontrate ad un ascolto attento, vanno a comporre un tutto sicuramente caratteristico. Batteria, basso, pianoforte e voce. Queste le armi a loro disposizione. Folk, jazz, cantautorato, qualche reminiscenza di rock progressivo. Queste le loro carte. In tutto questo, da ribadire nuovamente, la loro indiscutibile abilità di musicisti. Una menzione particolare spetta al cantato, figlio di un certo Demetrio Stratos, di cui raccoglie la precarietà e l’uso della voce stessa come quarto strumento, quarta fonte sonora nel lavoro di produzione e arrangiamento dei pezzi. I testi sono in italiano, e questo, anche grazie ad una personalità nella scrittura (ancora, comunque, abbondantemente da sviluppare) , contribuisce a creare l’identità del disco e del gruppo stesso. Undici canzoni, ricche di atmosfere intime e delicate ma anche di improvvisi slanci e tensioni. Undici canzoni di un prodotto sicuramente originale, valido, e, soprattutto, maturo. Sicuramente i Lomè non sono l’ennesimo gruppo di giovani italiani con le spillette dei Pixies e Sonic Youth che biascica quattro paroline in finto-inglese. I Lomè sono un gruppo da tener d’occhio perché sulla loro strada si preannunciano, sicuramente, grandi risultati.
I Lomè sono uno di quei gruppi che fa bene alla musica italiana.